Nel tratto di Viale dei Roveri, che dall’ingresso al Ponte Verde del Parco La Mandria conduce sino alla fontana situata alla base del pendio erboso, sono presenti 106 esemplari di farnia (Quercus robur), ossia della specie di quercia di maggiore pregio nell’ambito del bosco planiziale caratteristico della Pianura Padana. La tutela di uno tra gli ultimi lembi di tale tipologia di bosco e delle specie forestali che lo caratterizzano costituisce una tra le principali ragioni che hanno portato alla istituzione dell’area protetta regionale.
Le farnie del Viale dei Roveri, che deriva il suo nome dalla denominazione comunemente attribuita alle querce nostrane, sono tra le più sviluppate e le più vecchie del parco, dato che negli anni ’50-60 del XX secolo, furono effettuate massicce opere di taglio proprio a carico dei soggetti più pregiati, causando un considerevole impoverimento dell’interesse naturalistico e forestale della Tenuta. Oltre alle farnie, nelle fallanze venutesi a determinare nel tempo con il taglio di piante, furono posti a dimora negli anni ’60 diversi esemplari di quercia rossa, specie di origine americana importata in Italia a fini produttivi.
Lo stato attuale degli alberi in questione è preoccupante in quanto il viale è nel suo complesso in declino ed i singoli esemplari di farnia manifestano poca vigoria vegetativa ed estesi problemi fitostatici, soprattutto per la presenza di fenomeni di carie (degradazione dei tessuti legnosi, con relativa perdita di consistenza e di stabilità meccanica) a livello delle enormi branche. D’altro canto, le querce rosse, anche se più giovani e fisiologicamente più sane, costituiscono anch’esse un aspetto problematico all’interno del parco. Infatti, si tratta di alberi appartenenti ad una specie estranea, che nell’ambiente del parco, soprattutto per quanto riguarda le caratteristiche del suolo, sviluppano apparati radicali poco ampi ed approfonditi, incapaci di ancorarle saldamente al terreno. Ovunque vi siano querce rosse è possibile, infatti, notare piante sradicate o fortemente inclinate, facilmente attaccate da funghi patogeni che, alterandone la resistenza meccanica del legno, aumentano la predisposizione allo schianto.
Negli ultimi anni le farnie morte o con gravi problemi di stabilità, invece di essere abbattute, sono state capitozzate e ridotte ai cosiddetti “totem” per preservarne l’utilità in termini di nutrimento e rifugio per fauna e flora. Infatti, il viale, costituendo l’accesso principale al Borgo Castello, rappresenta un elemento unitario di valore storico indiscutibile, al quale si aggiunge un inaspettato, ma oramai ampiamente verificato, valore naturalistico a carico degli esemplari appartenenti alla specie locale, la farnia, per la presenza di Osmoderma eremita (insetto coleottero considerato specie prioritaria ai sensi della Direttiva Habitat 92/43/CEE) e di altre entità di artropodi (ad esempio il Cerambix cerdo) e chirotteri poco frequenti. Nella normativa di recepimento della direttiva citata è prevista la tutela rigorosa delle specie “prioritarie” individuate in appositi elenchi, con divieto di cattura, uccisione, perturbazione durante tutte le fasi del ciclo riproduttivo nonchè di danneggiamento o distruzione dei siti di riproduzione o delle aree di sosta.
Da alcuni mesi sono in corso valutazioni e interventi atti a verificare puntualmente la condizione fitosanitaria delle piante e ad individuare le migliori strategie volte a conservarne il valore naturalistico e storico-paesaggistico.
L’intervento che ha sollevato questioni da parte di numerose persone interessate alla tutela degli alberi del parco ha riguardato l’eliminazione di 35 esemplari di quercia rossa: soggetti di circa 50 anni di età che, appartenendo a specie esotica (ossia non di origine locale), sono privi di interesse monumentale e naturalistico e costituiscono fonte di competizione per la luce, lo spazio e i nutrienti nei confronti delle farnie, che invece l’Ente Parco intende sottoporre a maggiore tutela.
A questa seguiranno altre fasi della riqualificazione del Viale dei Roveri, al momento in corso di valutazione, che consisteranno essenzialmente: 1. nella individuazione delle misure più idonee a garantire conservazione delle farnie storiche e tutela della sicurezza dei fruitori, 2. in interventi di rimozione dei “totem” con spostamento in luogo più idoneo, non disturbato, per consentire alla popolazione di Osmoderma di sopravvivere senza problemi, 3. messa a dimora di esemplari a pronto effetto di farnia in modo da incominciare una progressiva sostituzione del viale ora in declino.
Lo scopo dell’abbattimento delle querce rosse è, pertanto, riconducibile a due ragioni, l’una legata alla sicurezza della fruizione del viale, l’altra alla tutela delle farnie in fase di senescenza. Questo, oltre a preservare Osmoderma eremita, in realtà, comporta direttamente ed indirettamente vantaggi anche per un elevato numero di altre specie: nel corso del loro invecchiamento gli alberi sviluppano condizioni e strutture particolari, cavità e fenditure prodotte da carie fungine o scavate attivamente da parte di vertebrati ed invertebrati, fuoriuscite di linfa, cortecce con spaccature e sollevamenti, ramificazioni morte o fratturate, fruttificazioni fungine e sviluppo di epifite (felci, briofite, licheni). Si tratta di un complesso di habitat fondamentali per la sopravvivenza di specie saproxiliche (in grado di sfruttare l’energia immagazzinata nel legno nelle sue varie fasi di invecchiamento e decadimento) e troglofile (utilizzatrici di cavità arboree per il loro ciclo biologico), specie nel complesso minacciate sia per la rarità dei loro habitat specializzati, sia per la loro ridotta mobilità che le condanna a sopravvivere solo in presenza di formazioni forestali poco o nulla frammentate.
Il numero di specie sia animali, sia vegetali, che si sviluppano su un albero è correlato strettamente alla sua età e si incrementa esponenzialmente quando la pianta raggiunge la sua maturità biologica, a cui corrisponde generalmente un diametro del tronco elevato. Purtroppo nelle attuali formazioni forestali la maggior parte degli alberi non raggiunge mai dimensioni cospicue per effetto dell’utilizzazione forestale vigente o passata. Pertanto, esemplari arborei annosi e monumentali sopravvivono oramai sovente solo in parchi, giardini e viali: non fa eccezione il Parco de La Mandria ove i diametri più cospicui si apprezzano non in bosco ma nell’area aulica perimetrale il Borgo Castello e lungo alcuni viali e rotte. Non deve stupire che su un singolo vecchio esemplare arboreo di grosso diametro, come le farnie del viale del Ponte Verde, si possono rinvenire un numero di specie di funghi, invertebrati, anfibi, uccelli e mammiferi superiore a quello presente su un ettaro di bosco di robinia, specie esotica diffusa dall’uomo in Europa solo da tre secoli.