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Appartamenti Reali di Vittorio Emanuele II

L'Appartamento Reale della Mandria è il fulcro centrale degli edifici che costituiscono il Borgo Castello. Occupa in particolare la facciata rivolta verso la Reggia di Venaria Reale, con cui ha condiviso in parte le vicende storiche fino al 1862. E' questo l'anno in cui Vittorio Emanuele II di Savoia, re dal 1849, esprime il desiderio di annettere al suo Patrimonio Privato la tenuta della Regia Mandria della Venaria Reale che già faceva parte della Dotazione Corona; l'idea del re era di costituire un maestoso parco che avrebbe dato il via alla costituzione della “grande Mandria”. L'atto di cessione al Patrimonio Privato di Vittorio Emanuele II venne firmato il 9 maggio 1863.

Già nel corso del 1859 il re aveva deciso di stabilirsi con Rosa Vercellana, allora contessa di Mirafiori e Fontanafredda, nel Castello de La Mandria. Da qui l'inizio del cantiere diretto dall'ingegnere Barnaba Panizza..

La successione al trono di Umberto I segnò però il distacco della Casa Reale dalla Mandria, che tra il 1882 e il 1887 venne venduta al marchese Luigi Medici del Vascello.

I Medici del Vascello utilizzarono il piano terreno, gli ammezzati e il secondo piano del Castello come dimora privata, mentre l'Appartamento Reale al piano nobile venne destinato a sede di rappresentanza per ospiti di riguardo, quali i duchi d'Aosta, che qui soggiornarono dal 1895 al 1898, i principi di Edimburgo e altri ancora che parteciparono alle numerose battute di caccia.

L'Appartamento, cui si accede da una scala, era organizzato in due zone “private”, una dedicata al re e l'altra a Rosa Vercellana, con suddivisione per gli ambienti adibiti alle attività di corte. Proprio in quest'ultimi si ritrova ancora oggi il gusto e l'allestimento, degli arredi e delle opere, dei suoi primi padroni di casa.

I 15 ambienti sono caratterizzati da preziose raccolte che identificano il gusto eclettico della seconda metà del XIX secolo debitori dell'aggiornamento messo in atto dall'Archittetto e Decoratore dei Regi Palazzi, Domenico Ferri. A lui si devono le scelte di artisti e artigiani per creare uno spazio di vita più idoneo agli interessi privati del sovrano.

In questi anni si è portato avanti una importante campagna di catalogazione dei diversi manufatti presenti negli Appartamenti e nei depositi, dando così avvio ad un grande progetto di restauro e di riallestimento degli stessi, nel rispetto storico e culturale che questi rappresentano. Tra questi, affascinante è l'ipotesi di inserire nel percorso di visita l'originale camera da letto di Vittorio Emanuele II oggi conservata presso i depositi di Palazzo Reale di Torino, di cui una precisa descrizione ci è data dall'inventario del 1879 che così, in parte, la ricorda: “in legno dolce scolpito a tronchi e rami e foglie […] con al centro della testiera [del letto] due colombi che s'imboccano, più basso uno scoiattolo domestico, alla sponda sinistra un gatto con in bocca una lucertola, alla sponda destra una civetta ed alla testiera da capo un uccello […], tutti scolpiti e dipinti”.